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Troppe notizie false sul web: ecco come "difendersi"

«C’è troppo rumore di fondo nella rete, serve selezionare le informazioni. E per farlo, Google non basta, ci si deve affidare ad altri servizi: altrimenti rischiamo di finire nelle reti del loro marketing, distratti dalla serendipità». A dirlo Gianluigi Cogo, docente a Ca’ Foscari, consulente di e-government e autore di libri sulla cittadinanza digitale. L’occasione è stata il seminario organizzato dall’Ordine dei Giornalisti del Veneto al Vega di Marghera per fare il punto sulla «content curation» applicata all’informazione, una sorta di vademecum per internauti, e in particolare per giornalisti, che nella rete vogliano estrarre le informazioni e rielaborarle per poi pubblicarle on line su siti internet specializzati o su semplici blog.

A relazionare sull’argomento anche Federico Guerrini, giornalista e scrittore nel segmento dei social media e Andrea Nelson Mauro, specializzato nel raccogliere e diffondere dati e nella promozione della cittadinanza attiva.

Il nodo è quello del sovradimensionamento della presenza dei dati on line. «Negli ultimi tre anni sono stati gestiti il 90% dei contenuti ora presenti sul web», dice Cogo. «L’errore che spesso l’utente commette è quello di “retwittare” le informazioni che riceve, condividendole senza verificarle e valorizzarle». Per questo, Cogo propone una lista di siti internet, a partire da scoop.it che permettono di aggregare i contenuti e le informazioni presenti nel web e di vederle apparire contemporaneamente. «Ma l’utente ha la possibilità di mettere dei filtri e analizzare quello che vede, dando priorità alle fonti certe». Guerrini utilizza invece la metafora della moca da caffè per spiegare lo stesso concetto: i contenuti sono l’acqua, che prima di salire e diventare caffè hanno bisogno di filtri. Ed è il ruolo del giornalista, che può utilizzare siti come storify.com per raccontare la sua notizia componendo un puzzle fatto di informazioni raccolte su Facebook, Twitter o sui blog di informazione, amalgamando testi e foto di altri. «In uno scenario come questo, il ruolo del giornalista rimane comunque fondamentale», dice Guerrini.

«C’è ad esempio il problema dei fake, dei video fasulli, dei fotomontaggi. Tutto va verificato, anche identificando la geolocalizzazione di chi produce il contenuto. Un buon filtro ad esempio arriva da siti che aggregano foto come scoopshot.com e demotix.com». Infine, rimane aperto il tema dei dati, raccontato da Nelson Mauro, che dalla piattaforma dataninja.it elabora col suo staff numeri e grafici che poi vengono diffusi dai mass media tradizionali e dai loro siti internet. «Spesso veniamo sottopagati, ma il nostro obiettivo è quello di fare comunicazione», chiude.

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